15 gennaio 2017

1 Broke Girl: Il Kakebo

"Ma tu non parlavi di trucchi?" Mi sa che avete perso la puntata precedente...

Ciao, sono Blanche e ho una doppia personalità: taccagna di giorno, mani bucate di notte, ho un notevole attaccamento al denaro e al tempo stesso una scomoda propensione a spenderlo senza accorgermene. Sono il segugio dei pezzi ultra scontati in fatto di vestiti e lo Zio Paperone delle offerte 3x2 al supermercato; tuttavia, ho delle difficoltà a tenere traccia delle banconote che lasciano la comodità e il calore del mio portafoglio per mangiare un boccone di là, bere una birretta in compagnia, e uh guarda è uscito un nuovo correttore dai che vuoi che sia. Quindi finisce sempre che nel momento del bisogno sudo freddo contando gli spiccioli rimasti, chiedendomi che fine abbiano fatto i 40 euro che avevo prelevato due giorni prima. 
Ecco perché ho comprato il Kakebo.

No ma bella questa foto con le sfocature a caso. Almeno potevi metterci un cinquantone, poraccia.

Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma ho paura di essere come sempre l'ultima ruota del carro, perché una rapida occhiata su Google mi ha confermato che è in giro da ormai diversi anni. Il mio incontro con lui però è stato del tutto casuale, e ho accuratamente evitato di leggere troppi commenti e recensioni a riguardo: la nostra storia è così spontanea che non voglio rovinarla, se è destino funzionerà, sarebbe come fare una ricerca online su una persona prima ancora di uscirci (cosa che non ho mai fatto. Assolutamente).
Dunque, come dicevo mi ci sono imbattuta per caso qui a Barcellona, nella sua corrispettiva versione spagnola. Per quanto mi sia sforzata di non ridurmi all'ultimo per comprare i regali di Natale, come da tradizionale copione mi sono comunque trovata a girovagare per la città pochi giorni prima del mio rientro in Italia, alla disperata ricerca dei doni mancanti. Che già di per sé è una cosa difficile: anche in una cittadina di 100 anime, se tutti vanno per negozi nello stesso momento è un bel casino e un gran sgomitare. Ecco, immaginate cosa non diventa questo posto; con l'aggravante che ci vivo solo da qualche mese, quindi che accidenti ne so io di quali sono i negozi giusti dove cercare qualcosa di originale? Potete capire quanto fossi messa male dal fatto che sia andata a infilarmi in una libreria, pur sapendo di dover acquistare regali per persone che lo spagnolo l'hanno sentito solo nelle canzoni di Alvaro Soler Ricky Martin (non scherziamo!). 
Ovviamente puntavo a quella sezione. L'angolo che tutte le grandi librerie possiedono oggigiorno, una volta costituito solo da segnalibri e calendari appesi vicino alle casse, e ormai promosso a vero e proprio reparto, con buona pace dei classici tascabili... Sì, dai, avete capito, l'angolo delle gigiate*: borsine di stoffa, quaderni con frasi motivazionali, tazze colorate, penne buffe, oggetti regalo per chi non ha fantasia (eccomi!) e compagnia cantante. Lì (in questa libreria per la cronaca, nel caso capitaste da queste parti e aveste voglia di esplorare qualche via alternativa) ho trovato lui, a fianco dell'immancabile libro di Marie Kondo, con cui credo sia sposato visto che hanno lo stesso cognome ("il metodo giapponese per/di/che").
Credo sia stato il maialino-salvadanaio sulla copertina ad attirare la mia attenzione, fatto sta che mi ha subito colpita e senza nemmeno aver capito bene come funzionasse ero già lì lì per comprarlo, quando mi è venuto in mente che in effetti, almeno per iniziare, forse sarebbe stato meglio procurarmi la versione italiana - di cui ho immediatamente verificato l'esistenza, ah, che bella cosa la tecnologia moderna degli smartphone. Bon, tagliando corto che qua facciamo notte: quando sono tornata a Trieste per le vacanze ho setacciato tutte le librerie del centro alla sua ricerca, perché ammetto che un po' mi vergognavo a domandarlo ai commessi - le librerie mi fanno questo effetto, per cui a meno che non stia andando a comprare un grande classico della letteratura mi sento come se dovessi chiedere all''edicolante dov'è la sezione dei giornaletti porno. L'ho trovato proprio l'ultimo giorno prima di partire, e credo che adesso finalmente possiamo smetterla di parlare dei fatti miei e iniziare a spiegare effettivamente di cosa ho cianciato negli ultimi 5 paragrafi.

Sostanzialmente il Kakebo è un libricino di contabilità domestica, una cosa che chiunque potrebbe imbastire con una penna, un quaderno e due colonne entrate/uscite. Ma il Kakebo in più  è colorato, con disegnetti pupolosi e soprattutto è ben organizzato. E' inutile che stia a spiegare tutto nei dettagli, dato che il sito kakebo.it lo fa già in modo molto più rapido, chiaro e conciso di quanto io non potrei mai, ma a grandi linee il succo è questo: è impostato per annotare le spese settimanalmente e divise in categorie (sopravvivenza, cultura, extra...); l'idea è quella di realizzare a inizio mese un preventivo del budget a disposizione, basato su entrate e uscite fisse, e a fine mese un bilancio di come effettivamente è andata. Poi a dire il vero ci sarebbe tutta la questione filosofica (è pur sempre un metodo giapponese, che ci volete fa') del fare delle riflessioni personali, scrivere i buoni propositi e confessare i misfatti, di cui ammetto di non essere troppo fan. Ah, il tutto è corredato da rappresentazioni pittografiche del risparmio (sotto forma di maialino) e della spesa (un lupastro) che se le danno di santa ragione, a volte con riferimenti nerd e sci-fi che non guastano mai.**

Un'altra foto brutta ma che almeno permette di leggere qualcosa...Vero?


Ora, credete che non avessi già provato il metodo del semplice registro su cui annotare le uscite? 
Pfff. Ovvio. Ho comprato un delizioso quaderno con la copertina rosa fluo il giorno stesso in cui mi sono stabilita nel mio nuovo appartamento, e sono riuscita a tenerlo aggiornato per ben 4 giorni. Poi mi sono dimenticata della sua esistenza e beh, ormai tanto vale iniziare il mese prossimo, ma aspetta che i mesi dispari portano sfortuna e...
Invece, il Kakebo ha un enorme pregio: l'ho pagato la bellezza di 12,90 €. Che non sono mica tanti in realtà, ma sono importanti per il mio lato taccagno, che non permetterebbe mai di buttare via così l'equivalente di un nuovo fondotinta. Scherzi a parte, il fatto di avere uno "strumento" realizzato appositamente, già utilizzato da altre persone e di cui mi è subito piaciuta l'organizzazione credo che potrebbe aiutarmi se non altro a mantenere una certa costanza nell'aggiornamento. O almeno spero.

Ovviamente, essendo al mese 0 della sperimentazione non posso fornire grandi pareri sulla sua reale utilità, ma posso dirvi che è già servito a farmi fare un paio di docce fredde. Naturalmente già prima del suo acquisto avevo più o meno un'idea del mio budget di sopravvivenza mensile, sostanzialmente determinato dalla differenza tra il mio stipendio (da povera ricercatrice spagnola che è come dire povera ricercatrice italiana, ma con accento più sexy) e l'affitto del mio appartamento (più o meno quello di Buckingham Palace. La situazione affitti a Barcellona è pietosa, ma è anche un'altra storia). E insomma, non mi permetteva una vita a base di caviale e yacht, ma non era nemmeno troppo male.
Ecco, la prima pagina del Kakebo mi ha in effetti fatto rendere conto che ogni mese devo anche ricaricare il cellulare. E pagare l'abbonamento dei mezzi pubblici. E ogni due mesi c'è la bombola del gas. Insomma, grazie a lui ho realizzato di essere più povera di quel che pensassi. Che detta così fa schifo in effetti, ma sicuramente mi ha dato una svegliata (una volta passata l'ondata di panico, s'intende). 
Questo non vuol dire che da qui in avanti condurrò una vita monastica (non che adesso sia proprio una festaiola d.oc., a dire il vero) ma avrò sicuramente un'idea più chiara di dove e come vanno a finire i miei averi.
Se ancora non lo conoscevate, questa potrebbe essere la buona occasione per considerare l'acquisto del Kakebo. Siamo a metà Gennaio quindi si sa mai che lo troviate in sconto, come i calendari ;).


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* Come direbbe Monica. Ciao Monica.
** Sono un genio e ho dimenticato di fotografare tutto ciò, ma trovate qualche esempio sul sito. Non i riferimenti alla fantascienza però :( 



3 commenti:

  1. Non lo conoscevo, ammetto, ma sembra carinissimo e super utile soprattutto! :D

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  2. per un momento ho pensato di comprarlo, poi ho pensato che spendo troppo e mi metterebbe solo l'ansia XDDDDD

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  3. Ieri sera mentre leggevo questo post ridacchiavo da sola sul divano e il mio ragazzo non faceva che chiedermi cosa avessi.
    Questo strumento mi interessa da mesi, sono indecisa però se dedicarmi a un risparmio fatto come dio comanda oppure vivere con quella sorpresa che solo il bancomat rifiutato al momento del pagamento può darmi. Ci devo pensare.
    Per il resto ti adoro come sempre <3

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Un commento al giorno leva il medico di torno :D